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domenica 7 marzo 2010

E' morto Mark Linkous


Mark Linkous, leader, fondatore e mente degli Sparklehorse si è suicidato ieri, 6 marzo 2010 con un colpo di pistola alla testa. Il suo nome era inscindibilmente legato a quello degli Sparklehorse, formazione di cui era l'unico membro stabile, leader e compositore. Con gli Sparklehorse, Linkous ha scritto alcuni dei dischi di cantautorato americano più belli degli ultimi quindici anni. Dedito ad una scrittura autoriale macchiata di sperimentalismo e alt-country, Linkous aveva iniziato a far parlare di sè nel 1995 con l'esordio Vivadixiesubmarinetransmissionplot, un piccolo capolavoro dell'indie-rock americano. A quell'album erano seguiti altri dischi importanti, tutti celebrati dalla critica e unanimamente riconosciuti come lavori di genio, soprattutto It's a wonderful life, risalente al 2001. Nel 1996, mentre era in tour insieme ai Radiohead, Mark Linkous tentò il suicidio una prima volta, ingerendo un mix di antidepressivi, alcol e eroina in una camera d'albergo a Londra: si salvò ma le conseguenze del mix di sostanze gli causarono una paralisi temporanea durata sei mesi. Giusto qualche giorno fa era rimbalzata in rete la notizia che l'ultimo lavoro degli Sparklehorse, Dark night of the soul, nato da una collaborazione tra Linkous, David Lynch e Danger Mouse, sarebbe stato ristampato dopo le dispute con la EMI che ne avevano ostacolato la pubblicazione lo scorso settembre. Ricordiamo Mark Linkous con uno dei brani più belli dei suoi Sparklehorse, Someday I will Treat You Good.

lunedì 4 gennaio 2010

La "500" che ho comprato per te

Nel febbraio-marzo 1983, io non ero ancora nella pancia della mamma, l'Unione Sovietica resisteva assieme al muro di Berlino e l'Italia, che aveva da poco vinto i Mondiali, guardava la enne edizione del Festival di Sanremo.
Amedeo Minghi salì sul palco dell'Ariston per la categoria "giovani", ma sembrava già vecchio (o comunque era tale e quale a oggi). Tra l'altro, Amedeo Minghi non mi è mai piaciuto, ma nel corso della kermesse eseguì un brano oggettivamente bello: "1950", anche noto come "Serenella". Il testo racconta con poesia una bella storia d'amore ambientata nell'immediato dopoguerra italiano: "la radio trasmetterà la canzone che ho pensato per te e forse attraverserà l'oceano lontano da noi. L'ascolteranno gli americani che proprio ieri sono andati via e con le loro camicie a fiori colorano le nostre vie...". Con un'intensa interpretazione, Minghi propose una canzone al contempo storica, civile e d'amore, dipinse l'Italia della Liberazione che, passionale e sanguigna, aveva voglia di rinascere dalle ceneri della seconda guerra mondiale: "Serenella, io voglio un bambino".


Oggi è appena iniziato il 2010: mia mamma ripete continuamente di trovarmi un posto fisso con i concorsi pubblici, Obama ogni tanto somiglia a Bush e l'Italia spera di vincere i Mondiali per la seconda volta consecutiva.

Qualche sera fa, durante l'ennesima cena natalizia in famiglia, ho riconosciuto le note della canzone e la voce dell'autore nel sottofondo del nuovo spot Fiat "500". Aguzzando le orecchie, ho avuto l'impressione che le parole fossero state modificate ad hoc. Mi sono detto: "Non è possibile: forse il capitone è avariato e ha alterato le mie percezioni oppure le quantita eccessive di zampone e lenticchie mi hanno ostruito i padiglioni auricolari oppure il pandoro mi ha ricoperto e ovattato le sinapsi. Ho aspettato tre giorni, giusto il tempo di digerire, e ho appurato che il testo è effettivamente cambiato: "Serenella avremo un bambino...crescerà in mezzo a quei colori delle capotes aperte verso il cielo...La nave trasporterà la 500 che ho comprato per te, la guideranno gli americani, lo faranno con sentimento e verso il mare la 500 ci porta via".



Che tristezza. La musica che si appiattisce a pura operazione di marketing mi fa inorridire. Amedeo, perchè l'hai fatto? Avevi bisogno di soldi? Aspetta, fammi controllare, forse ho 20€ in tasca. Ma come: hai azzeccato due o tre canzoni in tutta la carriera e hai pure la faccia tosta di venderti la migliore? Perchè non hai rovinato "Vattene amore"? Tanto "trottolino amoroso dudù dadadà" non può peggiorare ulteriormente. Scusa, il tuo genio creativo non è riuscito a partorire un nuovo pezzo dedicato alla Fiat? Volendo, si poteva anche inciderne il ritornello sulla fiancata della Duna. Amedeo, perchè l'hai fatto?

Francesco Carrubba

mercoledì 4 novembre 2009

Milano, l'amore e Dio


Sapessi com'è strano essere un tossicodipendente di Milano. Fino a 10 anni fa Edda, alias Stefano Rampoldi, cantava con i Ritmo Tribale, i progenitori degli Afterhours, poi ha smesso perchè si drogava troppo. Ora di mestiere fa il muratore e tra un ponteggio e l'altro ha inciso 12 perle.

Quando canta, ha una voce che si fa uomo, donna e neutro, che si fa ora adulta ora bambina, graffio e piuma, dialetto del Nord e accento del Sud, parola storpiata e versaccio incomprensibile, fulmine e sospensione, coltellaccio e carezza, urlo e sussurro. Tanto che una chitarra acustica basta e avanza.

I testi di questo album "Semper biot" (sempre nudo) sono deliranti al punto giusto. L'amore è corpo, violenza e sesso. L'amore è preghiera, disperazione, dolore, attesa e caduta. L'amore si spoglia, poi ti ammazza e ti finisce, perchè l'amore viene solo per uccidere. L'amore è un marito pazzo, è "gelosità" e promessa, l'amore è scoparsi la felicità. L'amore ti affetta e ti cucina. L'amore è facile, vedente, profondo e gaudente. L'amore è fare l'amore. L'amore è deficiente, semi-adolescente e innamoramento. L'amore è culla, l'amore è bellissimo. All'amore non c'è rimedio.

Milano è un intreccio di lingue, inflessioni, vergini e suorine, indifferenza, lavoro e panettoni.

Essere Dio è una cosa facile, amare Dio è una cosa inutile. Dio è fango e scomunica, Dio è ateo, perchè madonnine e madri non ce ne sono.

La stanza è una voragine, la casa è ballare in cucina fra sacchi di farina e solitudine. Poi, c'è Stefano un personaggio italo-argentino, solo e inutile che sogna, si fa schifo, cerca qualcosa, è nato e morirà senza denti, si perde mentre va all'Ikea e si chiede quand'è che andrà in Inghilterra. Scopritelo se lo trovate.

Adesso è mattina presto, ma stasera Edda urla al Magnolia di Milano. Io purtroppo ci vado solo se piove. Ma se il tempo sarà clemente, andateci voi e poi ditemi com'è stato.

Francesco Carrubba

giovedì 5 marzo 2009

Nearly God



1995. Il trip-hop ha fatto di Bristol uno dei centri del mondo musicale, i Massive Attack e i Portishead stanno vivendo il loro exploit e con le loro tinte basse e fumose stanno modificando il corso del rock degli anni '90. Tricky ha appena pubblicato "Maxinquaye", il suo primo album da quando ha lasciato i Massive Attack ai deliri di onnipotenza di Robert Del Naja. Tricky è solo, al centro di questo tumulto, della tensione pre-millenaria e finalmente il mondo inizia a scoprirlo per il genio che dimostrerà di essere. In un'intervista si sente chiedere come ci si sente ad essere dio, o, meglio - nearly - dio - god -. Tricky ha un'intuizione e ne fa un progetto, Nearly God. Un gruppo che è una one man band, che è un disco. "Nearly God" esce nel 1996 ed è da molti considerato il capolavoro di tutto il trip-hop, almeno del suo lato più sperimentale. I ritmi rallentano, le melodie si fanno meno immediate, l'umore ancora più urbano e piovoso. Alle fondamenta elettroniche fatte di loop e campionamenti si intrecciano le voci, di Tricky, della musa Martina Topley Bird, di una certa Bjork, di Cath Coffey degli Stereo MC's. I brani sembrano quasi solo abbozzati e sul disco aleggia un affascinante clima, molto novecentista, di "non finito". "Nearly God" è claustrofobico. "Nearly God" ha un'immagine in copertina tra le più belle del decennio scorso. "Nearly God" è un capolavoro minore di un genio, Tricky, che come pochi altri a messo in musica la tensione di fine millennio. "Nearly God" si appanna quando piove. E oggi piove. E non ha smesso un attimo.

Nearly God - Nearly God (1996)

Philip Di Salvo

giovedì 19 febbraio 2009

"Carboniferous", il nuovo disco degli Zu
















Si intitola "Carboniferous" il nuovo album degli Zu, quasi certamente la più interessante band italiana attualmente in attività, certamente la più stimata all'estero. Le collaborazioni dei romani Zu con Mats Gustafsson, Dalek e Nobukazu Takemura hanno fatto della band uno dei nomi più quotati del panorama underground e sperimentale e la continua, incessante attività live in Italia ed in Europa ha fatto crescere, dal 1997 in avanti, un discreto culto attorno al gruppo.

Fedeli alla lezione degli olandesi The Ex, gli Zu suonano un free-jazz sperimentale - Peter Brotzmann e John Zonr i secondi maestri - votato al post-punk. Il loro nuovo album, "Carboniferous", esce ora per la californiana Ipecac Recordings, storica etichetta indie californiana che segue anche Isis, Unsane e Fantomas. Il disco vanta collaborazioni con Mike Patton (Faith No More, Fantomas e mille altre cose) e Melvins.
www.zuism.com
www.myspace.com/zuband
www.ipecac.com

Philip Di Salvo