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sabato 29 maggio 2010

Padanietà




Da: Matteo D'Antonio (olonesa@gmail.com)
sabato 29 aprile 2010 14.16.43
A: renzo_bossi@regione.lombardia.it

Oggetto: Padanietà

Egregio Consigliere Renzo Bossi,

Le scrivo in merito ad una notizia che apprendo ora. Mi è capitato di leggere, infatti, che il Presidente della Provincia di Bergamo, il leghista Ettore Pirovano, ha deciso di modificare lo stemma di Bergamo. Il cambiamento più evidente sarà quello cromatico dello sfondo che passerà ad un verdone Padania.

So che non è il Suo campo di competenza, e che è pressato da questioni molto più importanti delle quali occuparsi, ma conosco bene anche la Sua disponibilità, il Suo alto profilo morale e la Sua voglia di interessarsi a tutto ciò che La circonda. Le chiedo dunque, da cittadino ingenuo, se la volontà di molti dirigenti leghisti di rifarsi ad una identità padana del territorio tra le Alpi e il Po non snaturi le vere tradizioni culturali delle piccole comunità come, ad esempio, quella bergamasca.

Sicuro di una sua cortese ed attenta risposta,

Le porgo il miei migliori auguri per lo svolgimento di un ottimo lavoro in Regione Lombardia,

Cordiali saluti,

Matteo D'Antonio


P.S. Complimenti anche per la Sua acconciatura! Un vero taglio giovane per rappresentare i giovani!


martedì 11 agosto 2009

Il Regno delle Due Sicilie


Non sono un ecologista e non mi importa nulla se la Terra verrà sommersa dalle acque nel tempo di 100 anni. I cambiamenti stanno nell'ordine dei fatti e tanto fa. Mi separo dall'istinto di prosecuzione delle specie e se dovremo morire tutti, che sia.

Non mi oppongo quindi ai cambiamenti, grandi o piccoli che siano. Il taglio di un albero (cedro), le paratie sul Lago di Como (lì mi lamento giusto per insofferenza verso le istituzioni) o la costruzione della TAV.

Eppure, ad una “grande opera” sono fermamente contrario: il Ponte sullo Stretto di Messina. Non dubito sul fatto che porterà spaventose ripercussioni ecologiche; non mi sorprenderei, da buon qualunquista, se molti dei fondi per la costruzione venissero spartiti tra politici e mafia; non mi scandalizzerei se il progetto presentasse delle lacune per quel che riguarda la resistenza sismica. Ma nessuna di queste motivazioni è attacabile dal punto di vista politico e quindi mi interessa.

Io mi oppongo a quell'”opera” secondo una logica sociologica. Il Ponte è una costruzione fatta al Sud per il Sud. Non è né per l'Italia, né tantomeno per l'Europa. Essa collega esclusivamente la Calabria e la Sicilia, ma queste due Regioni rimangono in ogni caso fuori dalle vere vie di comunicazione continentali. Dare la priorità al Ponte piuttosto che alla tanto e sempre discussa Salerno-Reggio Calabria significa questo, e nulla di più. Vuol dire solo separare ancora di più Calabria e Sicilia dal resto d'Italia e d'Europa.

Il mio dubbio è che la Lega di Bossi critichi il finanziamento al Ponte, ma che sotto sotto ne approvi i risultati geosociologici. Il Carroccio, tra magliette razziste e cori da stadio, sa benissimo che quel ponte potrebbe costituire tutt'al più un altro motivo di indignazione nei confronti di Roma e del Sud Italia da parte dello zoccolo duro degli elettori tra le Alpi e il Po. Piagnucola un po' in televisione, ma non si oppone in modo reale alla realizzazione del piano di Berlusconi.

Non mi oppongo alla mutazione sociologica, sia chiaro. Anche quella può avvenire senza drammi. Non posso però fare a meno di indignarmi, però, per ciò che riguarda la componente discriminatoria del progetto. E dell'ipocrisia e delle menzogne che fungono da sostrato giustificativo all'intero piano. Come all'intero governo Berlusconi.


Matteo D'Antonio

giovedì 7 maggio 2009

Italiani brava gente - Atto II

La notizia della creazione, a Foggia, di una linea dell'autobus espressamente riservata agli extracomunitari risale a poco più di un mese fa. Forse ispirato dalla soluzione pugliese, il deputato leghista Matteo Salvini ha esposto oggi a Milano in Piazza Della Scala in occasione della presentazione delle liste elettorali della Lega Nord per le prossime elezioni provinciali, il suo progetto per il miglioramente del servizio di pubblico trasporto nel capoluogo lombardo, anche di recente protagonista di disservizi che lo hanno spinto al collasso in occasione dell'ultima ondata di maltempo. Salvini, presentando i candidati leghisti, ha infatti chiesto che a Milano vengano espressamente destinate delle carrozze ai "milanesi", unici autorizzati a viaggiare all'interno delle suddette. Raffaella Piccinni, compagna di partito di Salvini, ha immediatamente ripreso il collega specificando meglio la proposta leghista: "Meglio vagoni per soli extracomunitari". L'identificazione del vagone corretto, in effetti, apparrebbe così più immediata e non lascerebbe a nessuno possibilità di fraintendimento. E, come si è immediatamente premurata di sottolineare la Piccinni, "ci sarebbe più sicurezza". Sopraggiunte le critiche di tutto lo schieramento politico, i due hanno prontamente chiarito quanto volevano dire. La Piccinni, cadendo dalle nuvole, ha immediatamente confermato che le sue dichiarazioni avevano preciso intento provocatorio. Salvini ha messo in chiaro: "La mia proposta sarà valida tra dieci anni se la sicurezza nei trasporti pubblici meneghini non cambierà." E poi ha precisato: "I posti saranno riservati ai milanesi, sì, ma di ogni razza e colore." Salvini è pregato di spiegarmi su quale vagone a questo punto dovrò viaggiare ogni mattina mentre da studente (passaporto italiano e svizzero, residenza a Como) cercherò di raggiungere l'università. Non potendo salire su quello destinato ai "milanesi di ogni razza e colore", preclusomi dal mio risiedere fuori città e provincia, dovrò viaggiare su quello destinato agli extracomunitari in virtù del mio passaporto extracomunitario? Oppure, data la doppia cittadinanza, sarò autorizzato straordinariamente a viaggiare insieme agli italiani generici ("di ogni razza e colore", ovviamente)? Non esporrei però così tutti i milanesi viaggianti ad un incremento della loro insicurezza a bordo?

Philip Di Salvo