
lunedì 1 marzo 2010
sabato 20 febbraio 2010
Sanremo 2010: il pagellone

Arisa – Malamorenò
Contrariamente ad altri artisti in gara, se non altro, ha il pregio di avere un’immagine ben definita. Orrenda, ma ce l’ha. E poi scusate, ma ogni volta che Arisa viene annunciata sul palco non posso non pensare ai Sepultura che fanno Arise e ogni volta lo shock è troppo forte. Voto: 5.
Malika Ayane – Ricomincio da qui
Ha il merito di non piegarsi alle logiche talent-show ormai imperanti al Festival. Ha personalità e un pezzo radiofonico e onesto che si fa ascoltare. Tifiamo per lei. Voto 6.
Simone Cristicchi – Meno male
Solito polpettone social-impegnato da quattro soldi ora persino imbastito su un pezzo rock-stupidino tragicomico che non fa ridere nessuno. A questo punto meglio Checco Zalone, se non altro sai cosa stai ascoltando. Voto 3.
Toto Cutugno - Aeroplani
Un italiano. Un italiano vero. Pertanto: Voto 4.
Nino D’Angelo – Jammo jà
Nessuno se n’è accorto, uscito subito alla prima serata. Bene così. Voto 3.
Noemi – Per tutta la vita
Tra tutti i fuoriusciti dai talent-show di varia natura è forse la migliore. Il pezzo funziona e se lo incontri in radio non cambi frequenza, anche se ricorda pericolosamente un brano di Mina. Voto 6.
Irene Grandi – La cometa di Halley
Bianconi II la vendetta. Forse abbiamo capito quali siano le reali ambizioni dei Baustelle. Il pezzo scorre via senza lasciare particolari tracce, ma dura poco e non ammorba. Voto 5.
Fabrizio Moro – Non è una canzone
Tremendo. Il pezzo è una taroccata reggae frammista al momento rock finale che grida vendetta. Il testo è una nenia di ribellismo giovanile qualunquista. Ha anche il demerito di riportare in superficie uno dei peggiori relitti anni ’90, che speravamo sepolto per sempre nel dimenticatoio: Jarabe De Palo. Voto: 1.
Irene Fornaciari feat. Nomadi – Il mondo piange
Immagine stracciona-hippie impresentabile, raccomandata da cotanto padre: e il mondo piange. Quanto ai Nomadi: sempre peggio. Voto 2.
Povia – La verità
Vaffanculo. Voto 0.
Pupo, Emanuele Filiberto – Italia amore mio
Probabilmente la cosa peggiore mai prodotta dacché l’uomo cammina in modo eretto. Dopo l’improbabile trio Pupo-Paolo Belli-Youssou N’Dour dello scorso anno, ecco il Principe di Savoia. A questo punto per il 2011 aspettiamoci di tutto: i Metallica, la D’Addario, Mons. Milingo. L’intero peggio italiano condensato in un solo brano, atroce. C’è persino la pacchianata finale con il tenore. C’è persino Marcello Lippi. Ci si chiede perché alla fine non parta il coro “Duce! Duce!”. Voto: 0.
Enrico Ruggeri – La notte delle fate
Dai Enrico, va bene anche così. Ma perché continui ad andarci? Sanremo mena sfiga. Voto 5.
Valerio Scanu – Per tutte le volte che
Sembra un brano tratto da una colonna sonora della Disney, tipo Il Re Leone. Alla fine ne ricorderemo solo i capelli: In tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo e l’universo che ci insegue. Voto: 3.
Sonohra – Baby
I fratelli minori che non vorresti mai. Voto: 2.
Marco Mengoni – Credimi ancora
Ha la voce, ma la personalità di un volantino gettato al vento. Continua ad accettare brani insulsi e questa immagine glam che gli hanno cucito addosso. Ma se l’anno scorso ha vinto Marco Carta, abbiamo già capito a chi tocca a sto giro. Che a pensar male si fa peccato ma talvolta bla bla bla. Voto: 4.
Philip Di Salvo
mercoledì 17 febbraio 2010
E' uscito il nuovo numero di Leitmotiv

E' uscito oggi, in tiratura di mille copie, il nuovo numero di Leitmotiv, il cui tema è "Il corpo".
venerdì 5 febbraio 2010
Viva Giacometti

Alla faccia di Pablo. Viva Alberto.
lunedì 4 gennaio 2010
La "500" che ho comprato per te
Oggi è appena iniziato il 2010: mia mamma ripete continuamente di trovarmi un posto fisso con i concorsi pubblici, Obama ogni tanto somiglia a Bush e l'Italia spera di vincere i Mondiali per la seconda volta consecutiva.
Qualche sera fa, durante l'ennesima cena natalizia in famiglia, ho riconosciuto le note della canzone e la voce dell'autore nel sottofondo del nuovo spot Fiat "500". Aguzzando le orecchie, ho avuto l'impressione che le parole fossero state modificate ad hoc. Mi sono detto: "Non è possibile: forse il capitone è avariato e ha alterato le mie percezioni oppure le quantita eccessive di zampone e lenticchie mi hanno ostruito i padiglioni auricolari oppure il pandoro mi ha ricoperto e ovattato le sinapsi. Ho aspettato tre giorni, giusto il tempo di digerire, e ho appurato che il testo è effettivamente cambiato: "Serenella avremo un bambino...crescerà in mezzo a quei colori delle capotes aperte verso il cielo...La nave trasporterà la 500 che ho comprato per te, la guideranno gli americani, lo faranno con sentimento e verso il mare la 500 ci porta via".
Che tristezza. La musica che si appiattisce a pura operazione di marketing mi fa inorridire. Amedeo, perchè l'hai fatto? Avevi bisogno di soldi? Aspetta, fammi controllare, forse ho 20€ in tasca. Ma come: hai azzeccato due o tre canzoni in tutta la carriera e hai pure la faccia tosta di venderti la migliore? Perchè non hai rovinato "Vattene amore"? Tanto "trottolino amoroso dudù dadadà" non può peggiorare ulteriormente. Scusa, il tuo genio creativo non è riuscito a partorire un nuovo pezzo dedicato alla Fiat? Volendo, si poteva anche inciderne il ritornello sulla fiancata della Duna. Amedeo, perchè l'hai fatto?
Francesco Carrubba
lunedì 14 dicembre 2009
Il miracolo del predellino

È la sera del 13 dicembre e S. Berlusconi - nel senso di San Berlusconi - ha appena tenuto un celestiale comizio sotto il Duomo tirato a lucido della sua fedele Milano, proprio accanto all’albero di Natale più alto e illuminato del mondo, in una piazza gremita e adulante, fatta eccezione per quei miscredenti - 400 secondo i dimostranti, 4 secondo la questura - che l’hanno contestato e che Lui ha prontamente zittito con la sola imposizione della mano. L’occasione è il lancio della campagna di tesseramento al Popolo delle Libertà: non è chiaro come mai le iscrizioni vengano aperte soltanto a più di due anni di distanza dalla nascita del partito, ma tra i presenti si è sparsa la voce che forse si può approfittare del pacchetto completo, accaparrandosi in un colpo solo la tessera politica, l’abbonamento annuale del Milan, il decoder di Mediaset Premium e una notte a Palazzo Grazioli con una selecao di escort e veline.
Subito dopo il discorso - un’omelia dedicata alla redenzione dei giornali che hanno perduto la retta via, alla trasmutazione delle maledette toghe rosse in simpatici costumi da Babbo Natale e alla moltiplicazione dei panettoni e dello spumante per tutti -, il Premier si è avviato tra gli applausi verso l’auto, ha camminato tra due ali di folla in estasi e ha benedetto i discepoli con un rametto d’ulivo in un’atmosfera gioviale, indorata di Spirito Santo. Come faceva John Lennon prima di morire assassinato all'ingresso del Dakota Building di New York, Silvio – recentemente eletto “Rockstar del 2009” dalla rivista Rolling Stone Italia – ha stretto mani e firmato autografi. Manca poco ormai all’orario in cui vanno in onda i principali Tg nazionali della prima serata e, per un’incredibile serie di congiunture astrali, i 15 bodyguards, i poliziotti e gli uomini della sicurezza si sono distratti all’unisono, tutti nel medesimo istante cruciale; così all’improvviso, mentre curava l’anima e lo spirito di un suo devoto, Silvio è stato colpito al volto da una terrificante arma contundente: un souvenir in miniatura del duomo, una statuetta da tortura, munita di gugliette micidiali e di un’infingarda madonnina sulla punta. Subito dopo l'aggressione, di cui non esistono immagini chiare, Berlusconi si è coperto - o nascosto - il volto con un sacco nero della spazzatura: probabilmente, tra le centinaia di persone che lo circondavano, nessuno aveva un fazzoletto di carta o di stoffa, ma qualcuno si era portato dietro la busta della pattumiera, chissà forse per ricordare a tutti che i rifiuti in Campania non ci sono più grazie a Lui.
In quei momenti drammatici, durante i quali la Nazione tutta è rimasta sospesa - come si resta in spasmodica attesa sulle montagne russe nei secondi subito precedenti la discesa in picchiata -, il Cavaliere ha barcollato con il viso macchiato di sangue; la scorta l’ha preso e trascinato al sicuro nell’auto blindata. Ma Berlusconi si è subito riavuto – per noi uomini e per la nostra salvezza, al terzo minuto è risuscitato secondo il copione -, si è issato sul leggendario predellino e, guardando la sua moltitudine di pecore smarrite, ha fatto un cenno di rassicurazione con la mano. Poi, si è riaccomodato nei sedili posteriori, vicino al finestrino, con il volto tumefatto a favore di telecamera, un’inquadratura degna delle sceneggiature a orologeria del miglior Kubrick.
Intanto, stranamente l’assalitore non si è comportato da vero assalitore: dopo il folle gesto, è rimasto inverosimilmente pietrificato, permettendo alle forze dell’ordine di fermarlo immediatamente e al ministro della Difesa Ignazio La Russa di vestire il saio del Salvatore nel dire «Ho corso con gli agenti di polizia per allontanare l'aggressore, che rischiava un possibile linciaggio». È Massimo Tartaglia, un ingegnere 42enne: è in cura da 10 anni per problemi mentali, non è un attivista politico, è sconosciuto alla Digos e a chiunque altro, almeno finché le televisioni di Raiset non lo renderanno famoso, chissà magari per i suoi quadri che si illuminano al ritmo di musica. In tasca ha una bomboletta di spray urticante anti-stupro al peperoncino: forse temeva che, in mezzo alla calca, il Cavaliere in visibilio lo scambiasse per una velina e se lo ingroppasse.
Berlusconi è stato portato di corsa all’Ospedale San Raffaele, dove i medici hanno diagnosticato addirittura un graffio al labbro inferiore: il Premier avrebbe chiesto che il taglietto fosse tenuto sotto stretta osservazione per almeno 24 ore dalle due infermiere più avvenenti della struttura. Per prevenire un’eventuale infezione, i primari l’hanno sottoposto alla tac, alla risonanza magnetica, ad una lozione per la ricrescita dei capelli, allo sbiancamento dei denti, ad una seduta di massaggi shiatzu, ad un trattamento del miglior visagista in circolazione e infine al restauro del lifting che nella concitazione della rissa aveva leggermente ceduto.
A Emilio Fede, subito accorso al santo capezzale, ha confessato: «Sono miracolato, un centimetro in più e avrei perso l'occhio». Poi ha aggiunto: «Sono amareggiato per questa campagna di odio nei miei confronti. Questo è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania. Quasi me l'aspettavo...». Se l’aspettava: infatti, dovrebbe avere già pronto il discorso con cui, nei giorni sotto Natale, magari con un cerottino vicino alla bocca, regalerà il perdono al figliol prodigo e assolverà i suoi peccati, mostrando agli occhi e alle telecamere di tutto il mondo l’uomo generoso e magnanimo che è. E se il sermone non fosse ancora pronto, il Premier ora ha a disposizione due settimane di prognosi per affinarlo e per pensare a come gestire il nuovo consenso popolare, che dopo l’insospettabile aggressione è tornato magicamente ai massimi storici.
Francesco Carrubba
domenica 13 dicembre 2009
Leitmotiv: Novembre, Dicembre e Gennaio
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